Grest 2009
Le foto del Grest 2009 e del campo estivo
Castronovo di Sicilia
13 luglio / 21 luglio 2009
Siamo stati chiamati ad essere “sale della terra” e “luce del mondo” e abbiamo risposto per essere testimoni perfetti di Cristo. La mobilità e il forte desiderio di “spaziare”, di mettersi in viaggio in questo difficile percorso ci ha permesso di allargare i nostri orizzonti, permettendoci quasi di salire su di una montagna e di scoprire le ampie vedute che ci circondano. Soprattutto per noi giovani l’esperienza della ricerca di nuovi spazi, di nuovi cammini e strade è indispensabile per la propria crescita e questa allo stesso tempo ci offre la possibilità di superare i limiti in cui spesso ci chiudiamo, riservandoci nei nostri piccoli confini. Siamo alla ricerca di novità, di qualcosa di esclusivo ed unico, senza pensare però che ciò che cerchiamo è già dentro di noi … Noi, per mezzo di Dio, siamo stati creati esclusivamente unici! Noi, animatori del Grest 2009, questo anno abbiamo cercato e trovato l’esclusività e l’unicità nella semplicità dei bambini. I loro gesti, i loro sorrisi, i loro sguardi, le loro affermazioni, i loro “perché”… ci hanno fatto imparare cosa vuol dire essere animatori e, apprendendo proprio le loro stesse “lezioni”, abbiamo cercato di istruirli. Educarsi per educare… ecco il nostro motto! L’insegnamento non è giunto soltanto dai bambini, ma anche da incontri pomeridiani con persone (direi proprio dei professionisti …), che hanno attirato la nostra attenzione con i loro modi di fare, con i loro giochi istruttivi, con la loro esperienza, facendoci capire che abbiamo ancora tanto da imparare per poter imparare, ma non per questo dobbiamo demordere. L’animatore è colui che da vita , colui che si mette a servizio, colui che dona tutto se stesso per gli altri, perché sa che solo così può apprendere e crescere. E allora quale miglior modello da seguire se non Gesù Maestro di vita, il primo animatore per eccellenza, colui che in primis ha dato la sua vita per un’umanità che spesso non gratifica, ma condanna, “Lo Spirito è il vostro maestro in tutto: egli insegna la verità e non la menzogna” (1Gv 2,27). Penso proprio che Dio durante questa settimana ci abbia mandato dei testimoni per far sì che noi imparassimo anche dai loro insegnamenti, dettati dallo Spirito. A partire da Sr Stefania Maccarone, per proseguire poi con Nunzia Mercurio, il Dott Stefano Franzò, il Dott Antonino Di Salvo, la Dott.ssa Maria Antonietta Madonia, Don Nocera e per finire l’Associazione V.I.P.onlus Palermo, sono stati tutti indispensabili per iniziare a costruire e consolidare le fondamenta della nostra formazione. Ed è con queste fondamenta solide che ci apprestiamo ad essere sale nel mare della vita e luce nell’oscurità delle tenebre.
Pierangela Longo
Baden Powell (1857-1941) e Don Bosco che fu chiamato da alcuni il Baden Powell cattolico (1815-1888) furono due grandi educatori. Non pochi aspetti del loro metodo si integrano reciprocamente. Molti oratori salesiani ospitano un gruppo scout.
- Dice la legge scout: “LO SCOUT È SEMPRE ALLEGRO”.
Nel metodo preventivo è fondamentale il "Niente ti turbi” che Don Bosco ripeteva ai suoi salesiani al servizio educativo dei ragazzi. E uno dei suoi ragazzi migliori, Domenico Savio, se ne uscì con un compagno un po’ perplesso in una frase che sbalordisce anche oggi: "Noi facciamo consistere la santità nello stare molto allegri".
- Dice la legge scout: “LO SCOUT CONSIDERA SUO ONORE MERITARE FIDUCIA”.
Don Bosco ripeteva: “L'educatore si faccia amare se vuol farsi temere. Che i giovani siano amati e sappiano di esserlo. Bisogna che i salesiani sappiano scegliere quello che piace ai giovani”. Frasi o meglio principi che si possono considerare vette della pedagogia salesiana.
- Dice la legge scout: “LO SCOUT È PURO DI PENSIERI, DI PAROLE E DI AZIONI”.
Don Bosco affermava senza mezzi termini che non c’è nulla di più bello in un giovane che l'essere come il giglio del campo, come l'acqua fresca di sorgente, come il luminoso splendore del cielo. Egli la chiamava “la bella virtù” ed era convinto che fosse l'ornamento confacente per un giovane. Chi è limpido non ha secondi fini, è delicato, attento, senza sottintesi. Lo puoi avvicinare, sicuro che è come lo vedi, ci puoi parlare sicuro che non ti infastidisce con frasi a doppio senso, che non ti sorride perché ti vuole piegare ai suoi desideri... Don Bosco sapeva, come del resto Baden Powell, che l’affettività è una cosa troppo grande e bella per essere ridotta solo a strumento di piacere.
- Il metodo scout insiste sull'ESSENZIALITÀ.
Don Bosco diceva che, quando la congregazione da lui con tanto sacrificio fondata avesse ceduto alle comodità e al superfluo, poteva considerare chiuso il suo corso. Ed ha dettato per i suoi figli regole che poggiano proprio sulla essenzialità, sulla temperanza, sulla povertà. “Lavoro e temperanza” è uno degli slogan lasciati da Don Bosco ai salesiani.
- Il metodo scout poggia sul SERVIZIO.
Un solo esempio per affermare la necessità del servizio educativo e caritativo nella pedagogia salesiana. Scoppiato il colera a Torino, Don Bosco inviò i suoi ragazzi più grandi (età rover) per la città a lavare, pulire, trasportare, curare... con un coraggio che s’avvicinava alla temerità. Tutti, lui compreso, erano convinti che fosse una malattia infettiva... Se un salesiano lo facesse oggi, rischierebbe la galera.
- Il metodo scout punta sull’ABILITÀ MANUALE.
Don Bosco voleva i ragazzi perfettamente autosufficienti, capaci di impegnarsi in abilità d'ogni genere, perché lui stesso imparò tanti mestieri per potersi mantenere negli studi, facendo il garzone in varie botteghe di artigiani. Poi fondò le sue famose scuole di Arti e Mestieri e le diffuse in tutto il mondo.
- Il metodo scout fa perno sull' AMORE ALLA NATURA
Don Bosco predilige l'aria aperta, il cortile, i campi, le feste in campagna, le passeggiate sulle colline. Inventò la festa delle castagne per poter fare scampagnate anche di molti giorni... veri campeggi ante litteram.
- Nel metodo scout si parla di SPIRITO DI CORPO,
Don Bosco parla con insistenza di SPIRITO DI FAMIGLIA.
- Si è detto dello scoutismo che è una “educazione da campo”.
Del metodo salesiano si è detto e si dice che è un'educazione da cortile: il cortile è il luogo educativo… dell’incontro e delle esperienze, del dialogo e dell’amicizia.
- Lo scoutismo educa attraverso il gioco...
I cortili degli oratori salesiani (con spazi strutturati e spazi liberi), sono luoghi educativi essenziali. In genere, quando si apre un’opera, una delle condizioni “sine qua non” è che la struttura abbia spazi per il gioco.
- Lo scout suona e canta, danza… Don Bosco diceva che un oratorio senza musica è come un corpo senz’anima. Ha il coro, la banda e organizza parate pseudomilitari per insegnare l’ordine e la disciplina.
- Il metodo scout distingue i suoi soci con una uniforme...
Don Bosco rispose a chi gli parlava di uniforme per i suoi salesiani: “I miei figli hanno un’unica divisa: voglio che vadano in maniche di camicia, come i garzoni muratori!”. (MB 2,411).
- Il metodo scout vuole i giovani sempre insieme ai capieducatori.
Don Bosco scrive ai suoi salesiani: “NON LASCIATE
- Il metodo scout dà rilevanza fondamentale alla figura del capo, alla sestiglia, alla squadriglia, ai brevetti...
Don Bosco chiama i suoi capi “ASSISTENTI” (oggi “ANIMATORI”). Al metodo di sestiglia/squadriglia preferisce il metodo del gruppo che all’inizio chiamò “compagnia” (dell’Immacolata, del Santissimo, di san Giuseppe, di san Luigi...), e al metodo dei brevetti quello dei “gruppi di interesse” (musica, canto, teatro, liturgia, banda…).
- La scelta cristiana del PATTO ASSOCIATIVO scout diventa nel metodo preventivo il capitolo sulla “RELIGIONE” che Don Bosco considerava essenziale ai fini dell’educazione (MB 13,918).
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Dopo quattro anni, rimane sempre nel cuore di tutti i cristiani.
In ricordo del quarto anniversario della morte di Giovanni Paolo II, stasera alle ore 20:30 nei locali dell'azione cattolica, momento di preghiera con tutti i giovani dei gruppi ecclesiali di Castronovo. E' una gioia per tutti noi poter ricordare questo grande riferimento, non mancate!
VIVERE DA CREDENTI LAICI
VIVERE DA CREDENTI LAICI
3° domenica di Quaresima
15 marzo 2009.
“ Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere ...”
Letture: Esodo 20, 1-17 1 Corinzi 1, 22-25 Giovanni 2, 13-25
0. Dopo due settimane in cui l’omelia era disponibile solo sul sito (www.unigio.org) , tornato a Torino, riprendo con gioia a inviarti personalmente il commento alla Parola di Dio della domenica. Oggi ci concentreremo sul Vangelo di Giovanni, che ti invito a leggere per tuo conto e a cogliere le espressioni che senti più vicine al tuo cuore: questa Parola è per te!
1. Inizio a presentarti il contesto, la cornice della scena descritta dal Vangelo.
La scena della cacciata dei mercanti dal tempio è riferita da tutti e quattro gli evangelisti e questo dimostra l’importanza da loro attribuita al fatto.
Nel tempo di Pasqua Gerusalemme brulicava di pellegrini, giunti da ogni parte del mondo per celebrare la festa, offrire sacrifici e adempiere voti. La città, che normalmente contava 50.000 abitanti, in questa circostanza poteva raggiungere i 180.000. Molti pellegrini giungevano da paesi lontani, dopo aver risparmiato, fatto sacrifici e rinunce per anni… ma al tempio si accettavano solo monete ebraiche, di rame; i denari di Roma erano ritenuti legalmente impuri e dovevano quindi essere cambiati ai tavoli dei cambiavalute! C’era, è facile capirlo, un grosso giro di affari e tutti cercavano di approfittarne, sacerdoti compresi, i quali sotto i portici del sacro recinto aprivano un loro mercato (vendita di agnelli, buoi o altri animali…). In fondo alla scalinata che introduceva nel tempio stavano i cambiavalute.
Dentro e attorno al luogo santo il viavai era indescrivibile: un vociare di mercanti, allevatori, guardie, pellegrini… La casa di preghiera era stata trasformata, dai suoi stessi ministri, in un luogo di mercato. In questo spettacolo indegno si imbatte Gesù, salito anche lui a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
2. Significato del gesto di Gesù: scacciando via dal tempio tutti i venditori e i cambiavalute, sancisce la fine di una religione legata all’offerta di animali e dichiara il rifiuto da parte di Dio dei sacrifici cruenti. Già il profeta Isaia denunciava: “Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di giovenchi, dice il Signore; il sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco” (1, 11).
Purificando il tempio dai mercanti, Gesù ha denunciato anche ogni commistione tra religione e denaro, tra culto al Signore e interessi economici. Dio si attende il cuore e l’amore dell’uomo e l’amore è gratuito, si manifesta attraverso doni generosi e disinteressati. Ai discepoli dirà: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi né oro né argento né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche…” (Matteo 10, 9-10).
3. Nasce un tempio nuovo: di fronte a un gesto così clamoroso e violento i giudei vogliono una spiegazione: “Quale segno ci mostri per fare queste cose?” E Gesù risponde: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere!”. Viene inaugurato un nuovo tempio e un nuovo culto. Chiarificatore è il commento dell’evangelista: “Egli parlava del tempio del suo corpo”.
I giudei erano convinti che Dio dimorasse nel santuario di Gerusalemme. Gesù dichiara che ormai questa religione ha compiuto la sua funzione, perché non esistono più spazi sacri e spazi profani, ma tutti i luoghi sono abilitati all’incontro con Dio. Il nuovo Tempio è il corpo di Gesù, morto e risorto: in Lui l’uomo ha accesso al Padre: “Non più grandiose mura di pietra per la casa di Dio sulla terra, ma un corpo umano. Un corpo attraverso il quale Gesù opera la missione per cui è venuto al mondo, quella della liberazione dell’umanità dalla radice di tutte le schiavitù, il peccato. Missione che porta a compimento col sacrificio della propria vita, Lui, l’agnello di Dio.
L’evangelista Marco annota che proprio nel momento della morte di Gesù il velario che separava il Santo dei santi, cioè la cella della presenza divina nel tempio, è squarciato in due dall’alto in basso. Il mistero inaccostabile di Dio si svela in Gesù”!
Alcuni testi del Nuovo Testamento chiariscono in che cosa consiste il nuovo culto introdotto da Gesù:
q “Vi esorto, fratelli, per questa tenerezza di Dio, a offrire la vostra stessa esistenza come sacrificio vivo, consacrato e gradito a Dio; è questo il vostro culto autentico” (Romani 12, 1)
q “Religione pura e senza macchia davanti a Dio nostro Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle loro tribolazioni e mantenersi immuni dai vizi di questo mondo” (Giacomo 1, 27)
q “I veri adoratori renderanno culto al Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca chi lo adora così” (Giovanni 4, 24)
4. Il Crocifisso: eccoti una preghiera di un’amica universitaria che consegno alla tua meditazione
“Il volto sfigurato, gli occhi chiusi nella morte, il petto aperto dalla lancia; questa è l’immagine del crocifisso davanti agli occhi del centurione romano, nei tratti che possiamo riconoscere anche nella Sindone custodita qui a Torino. Il mistero di quell’immagine ci conduce al buio del sepolcro in cui Gesù accettò di scendere e ci mostra i segni delle ferite patite per amore nostro. Ma ci riporta anche al mistero che in quel sepolcro avvenne, dove la morte lasciò posto alla vita per opera della potenza creatrice di Dio Padre che risuscitò il Figlio il terzo giorno.
Voglio guardare il tuo volto e i tuoi occhi spenti e abbassati, Gesù, la tua fronte ferita dalla corona di spine, la tua barba intrisa di sangue. Ti guardo nell’immagine che la tua Provvidenza ha dato in custodia alla mia città, e vedo il tuo corpo flagellato e coperto di sangue. E’ questa la casa che hai preparato per me, il tempio dove hai scelto di incontrarmi, distrutto sulla croce ma ricostruito secondo la tua promessa per l’eternità, glorioso e splendente di luce, come ci aiuta a immaginarlo il vangelo della Trasfigurazione di domenica scorsa. Pieno di quella bellezza che hai nascosto sotto il velo delle ferite, degli sputi e delle fratture.
Donami di incontrarti nel tempio del tuo corpo spezzato ancora per me in ogni comunione eucaristica. Guidami in questo mistero del tuo amore, svelami come al centurione chi sei, apri i miei occhi alla comprensione delle scritture e della tua parola, perché possa ascoltarti e accogliere la vita che mi doni. Parla al mio cuore in questa quaresima e conducimi attraverso il tuo spirito a camminare nella libertà che hai conquistato per me con la tua morte. Mostrami le tue ferite con cui ora puoi guarire le mie . Conducimi in questo pellegrinaggio verso la Gerusalemme celeste, la città che non ha più bisogno di un tempio e di una luce esteriore, perché "il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio… la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello" (Ap 21,22-23)” .
Don Gianni